Jason Reynolds: Long Way Down

Rezension

Der Jugendroman „Long Way Down” – langer Weg nach unten – von Jason Reynolds ist gar kein Roman, sondern ein langes Gedicht nicht in Kapiteln oder Strophen, sondern in acht Stockwerken. Das Gedicht dauert genauso lang wie die Aufzugfahrt des sechzehnjährigen Will vom achten Stock seines Wohnhauses bis nach unten: genau eine Minute. So long ist der way also gar nicht down – scheinbar! Denn in dieser einen Minute passiert Will in der engen Aufzugkabine unglaublich viel und so dauert es auch durchaus länger, das Buch zu lesen, als nur eine Minute. Damit hat das Buch etwas gemein mit dem berühmten Roman „Finnegans Wake“ von James Joyce, das unlesbar dick ist und den Aufwachvorgang von Finnegan begleitet und alles, was Finnegan währenddessen denkt. Noch etwas hat Finnegan mit Will gemeinsam: Er denkt so, wie er spricht, in seinem Dubliner Dialekt. Und Will erzählt seine Aufzugfahrt so wie man in seiner „Hood“ – seiner neighbourhood, seiner Nachbarschaft spricht. Und hier ist der Unterschied zwischen Finnegan und Will: ihre Hautfarbe. Wills Hautfarbe ist wahrscheinlich deutlich dunkler als die von Finnegan. Und da gibt es noch etwas: Wir wissen nicht, ob das, was Will passiert, er sich nur denkt oder es wirklich passiert. Entscheide selbst: In jedem Stockwerk hält der Aufzug an, und es steigt eine Person zu. Will kennt diese Personen (bis auf eine). Die Personen sind bereits gestorben. Die Personen sind alle erschossen worden. Manche sogar voneinander. Will ist auch auf dem Weg, jemanden zu erschießen. Das ist sein langer Weg nach unten. Nach unten im Aufzug aber auch nach unten in moralischer Hinsicht. Dabei befolgt er nur die drei Regeln: 1.) Nicht weinen, 2.) niemanden verpfeifen 3.) Rache: „Wird jemand den du liebst / getötet / finde den / der getötet hat / und töte ihn“. Will nimmt Rache. Wills Bruder war erschossen worden am Tag zuvor. Will meint den Mörder zu kennen. Er nimmt sich die Pistole seines toten Bruders, die mit 15 Kugeln geladen ist – eine Kugel fehlt – steckt sie sich in den Hosenbund und schleicht sich aus der Wohnung im achten Stock, damit seine Mutter ihn nicht aufhalten kann. Aber im Aufzug begegnen ihm die Menschen, die das tun wollen, oder wollen sie es wirklich tun? Entscheide selbst: Die Personen treten ein, beginnen zu rauchen und erzählen ihre Geschichten, wie es dazu kam, dass sie erschossen wurden. Und immer verlief alles nach den Regeln Nr. 1 bis 3. Aber man hat dabei nicht das Gefühl, dass es deshalb gut und richtig war, dass es nach den Regeln verlaufen ist. Unten am Ende des langen Wegs angekommen geht die Tür auf, der Zigarettenrauch zieht voraus aus der Kabine, ihm folgen die Gestalten und ihnen Will. Wir wissen nicht, wo er hingeht.

Reynolds hat seinen Roman als Gedicht geschrieben, weil er, wie er selbst sagt, so präzise wie möglich formulieren wollte. Dazu schien ihm Lyrik geeigneter als Prosa. Bis auf den Wortakzent genau könne man dort festlegen, wie man es meint, was man sagen will. Reynolds will also etwas sehr genau darstellen und keine Deutungsvarianten zulassen. Was ist es, was so völlig klar sein soll? Ich glaube nicht, dass er genau sagen will: Schaut mal, ganz genau so geht es schwarzen Jungs. Ich glaube er will sagen: Schaut, so sind die Regeln und so bleiben die Regeln und wenn man sie nicht durchbricht, dann bleibt man im Gesetz der Regeln. Aber: Entscheide selbst! – Es gibt ein weiteres großes literarisches Vorbild wo es um die Regeln von Ghetto-Gangs geht, die über Generationen unnütze Todesopfer fordern und aus guten Jungs Mörder machen. Nur dass dort die Straßen der Bandenkriege nicht die der Vorortblocks einer U.S.-amerikanischen Stadt sind, sondern die des mittelalterlichen Verona: Shakespeares Romeo und Julia. Romeo und Julia brechen die Regeln, sie müssen dafür sterben – aber ihre Liebe ist unsterblich! Oder wer kennt Romeo und Julia nicht?

Leonard Bernstein hat in seiner Westside-Story das Romeo-und-Julia-Thema wieder aufgenommen und für die U.S.A. aktualisiert. Reynold hat es in der Innenschau des jungen Will ausbuchstabiert in genauester, nächstgehender Lyrik.

Ich verstehe nur nicht, ob Will mit den anderen im ersten Stock oder im Erdgeschoss aussteigt. Es gelingt mir nicht das eindeutig aus dem Text zu ermitteln. Ob das eine Bedeutung hat? Entscheide selbst!

#blacklivesmatter

Il dodecalogo delle erbe magiche draghiche

oppure col suo nome in estenso: il catalogo delle erbe magiche dei draghi, dragoni, draghetti, dragonacci, anche dragonini, qualche volta anche dei dragonucci (con qualche poche esclusioni) – corto: DODECATAERMADRA, il catalogo delle dodici erbe magiche draghiche contiene dodici numeri, come già dice il suo nome. E non è tragico, ma dragico, e che cosa vuole dire questo saprete fra poco! Il DODECATAERMADRA si trova nella biblio- e triblioteca celeste e terreste alla piazza di Avalone e Lavaleone, che contiene tutti i libri importanti della magia, dei sogni, dei desideri, delle paure, dell’amore, della arroganza, corto: del campo del cosiddetto “incedibile” – che non fa nessun senso, perché sono tutto cose che si solo può credere ma non sapere. Però non sono i numeri, che sono magici, neanche è magico il contento dei numeri, nemmeno sono magiche le erbe se stesse, di cui parla il contento del catalogo. Dire “le erbe magici” è solo un modo di dire, perché non sono magici le erbe se stesse, no, ognun’ erbe ha und EFFETTO magico, e quello viene descritto nel catalogo delle – cosiddette – erbe magiche:

I Primo numero delle dodici erbe magiche draghiche:
La Lavanda: Il suo odore da una profondissima calma in ogni situazione. Si dicono che servasse solo per battere contro gli animali che ci mangiano i nostri vestiti di lana oppure per il [parˈfŒ̃ː] delle nonne, ma non è giusto. Serve anche contro gli animali che mangiano l’anima, rubando la calma e la tenerezza. Come usare La Lavanda? Semplice! Come già dice il nome: LAVAtevi con lei! Saltate in un campo di lavanda in fiore e crogiolatevi!

II Secondo numero delle dodici erbe magiche draghiche:
La Mirte della morte: Il suo elisir, estratto solo dai fogli di una mirte, preso da und albero non più alto di un chilometro (questo è una condizione facilissimo da mantenere), in un mese senza R, SOLO la notte dopo aver guardato la sua serie preferita di FLATNIX ancora troppo lunga, se si solo avesse spento il veletisore prima – come sempre. Il suo così estratto elisir, solo cinque gocce in un bicchiere d’acqua fredda, il mir-tè, aiuta alla gola brucente, una malattia molto frequente, logicamente, tra i draghi.

III Terzo numero delle dodici erbe magiche draghiche:
La Consolida. Ma date, ragazzi, cosa devo dire di più di un erbe con questo nome?! – CONSOLATEvi tutti allora col balsamo di questa pianta tenerissima, estratto dalle sue radici finfinfinissimi. Raccolti solo la notte PRIMA mezzanotte, solo sotto luna crescente. Regola facile: la luna crescente fa un ci, la lettera C, almeno nei paesi del nord. Se siete al sud siete sfortunati. Dovete feletonare oppure vattsebbare oppure skeipare qualcuno al nord, se riuscite disturbarlo ad ammirare la splendidissima luna crescente del nord, una cosa che fa la gente del nord sempre per ogni intero mezzo mese.

IV Quarto numero delle dodici erbe magiche dei draghiche:
La Eufrasia. Il suo estratto di sangue trasparente, un goccio solo in ogni occhio PRIMA di svegliarsi ed aprire gli occhi ancora stanchi, dà la chiaroveggenza anche nel buio del dubbio.

V Quinto numero delle dodici erbe magiche draghiche:
Il Poema. Se ne fa una infusione con solo una singola foglia con acqua bollebollente con già grandi bolli (come già dice la parola BOLLire!). Prendete SOLO UNA foglia! Lo ripeto, solo una foglia! Ci sono stati ragazzi che si ingoiassero un intero libro, e sono morti di nostalgia dopo un lungo periodo di passione!

Ma a che cosa serve il poema, volete chiedere adesso, giusto? Ma siete impazziti di chiedere cose così ovvie?! : Le poema non servono a niente perché:

Primo O! perché il poema non serve a niente: Il niente e la minaccia la più pericolosa del mondo perché distrugge tutto! Già la gente dell’età di pietra (anche delle pietre le più preziose come i diamanti, i rubini, gli zaffiri ed i smeraldi) si riunissero nelle sue grotte attorno al fuoco per bandire il grande niente scuro della notte di fuori e non lasciarlo entrare nelle sue cuori e declamassero delle storie – in questi tempi tutti fatti in forma di verso, di poema, per due cause:

Prima causa per il verso poetico: Il verso poetico è in grado di “versare” – trasformare – il male al buono con la forza magica che contengono le formule di magia, che sono tutti fatti in versi!

Seconda causa per il verso poetico: Il verso poetico è in grado di “versare” – trasformare – l’effimero al permanente, al persistente. La poesia ha la potenza di rendere le cose stabili, non svenivano più, se li richiama con la voce, se li proVOCA con un poema. Con un poema una qualsiasi cosa si può lasciare emanare, già nel mezzo del niente, già DAL mezzo del niente. Si deve solamente alzare la voce e declamare le parole di un poema, e si è già protetto dal niente ognivore. E si se lo fa ripetutamente si usa la forza della magia della memoria! I versi sono memorabili più facili. Questo si chiama tra-dizione … si TRA-dice, si TRA-sporta le verità, le virtù, l’amore, le cose preziose TRA l’uno all’altro, TRA il tempo, dal passato TRA il presente (del poema declamato ad alta voce) al futuro.

Secondo O! perché il poema non serve a niente: Il poema non serve a niente, perché non è servitore, non serve a niente e a nessuno, è maestro!

VI Sessosto numero delle dodici erbe magiche draghiche:
L’Aglio. Ci sono persone che dicono, di non mangiare aglio prima del tuo primo rendez-vous con la tua ragazza o il tuo ragazzo ammirato. Ma non è giusto! Mangiate dell’aglio prima il vostro rendez-vous intenzionalmente! Solo se il vostro amato vi ama realmente vi vuole baciare nonostante! E ancora di più: vi deve ingoiare per causa di vostro gusto d’aglio!

Ci sono anche persone che dicono mangiare l’aglio vi proteggesse contro i sanguivori. Non è giusto! Questo è una invenzione del ministero di agricoltura Transsilvana, per aiutare la economia agliesca e insieme con questo per aiutare la popolazione saguivore transsilvane: L’aglio da un gusto raffinato al sangue. Così è una sorte di “preparazione al vivo” di dare al “vittimo” dell’aglio. Ma non è un vittimo nel proprio senso della parola, perché non muore la persona munta. E anche che la persona munta diventasse sanguivore sé stessa dopo la procedura non è guisto. Questo è una bugia! Ma su di questo si paragoni il numero dieci di questo catalogo. Comunque si deve dire, che il sanguivorismo è una sorte di nutrizione molto sostenibile: i bovini non vengono uccisi e si mantengono in ottima salute nutrendoli con l’aglio!

VII Smettessimo numero delle dodici erbe magiche draghiche:
I baci dei draghi. Ma ragazzi, attenzione! Usare questa erba magica è tanto pericoloso! I draghi si baciano solo in volo. Ma siccome non possono usare le sue ali baciandosi, sono troppo grandi, devono smettere di battere gli ali. Quindi cadono mentre si baciano. Cadono e cadono, e quando si amano veramente e profondamente dimenticano die riprendere il battere i suoi ali e … intrecciandosi ed uniti nei suoi baci si frantumano.

VIII Ottimo numero delle dodici erbe magiche draghiche:
Il Con-tè. Ma ragazzi, cosa devo dire? Questo è un classico, non ci vogliono più parole! Il “sono con-tè” è già da sempre il tè il più efficace contro i terribili effetti della solitudine. Ma anche la Con-te-ssa è una buona cura per essere soli.

IX novesimo (moderno: nono) numero delle dodici erbe magiche dei draghi:
Non c’è. Niente è nuovo, tutto sta già là!

X Decimo numero delle dodici erbe magiche draghiche:
Bugie.  No! – Dite di no? – Dite che la bugia non fosse un’erba magica? – Ma date! E un’erba magica molto potente! La bugia ha la forza magica di far credere delle cose, che non sono giuste o che non esistono: come dio, l’amore, il senso della vita e che Elvis Presley fosse morto! Ma sono immaginabili attraverso la forza della bugia. La santa chiesa è una grande amministrazione di bugie splendide che hanno creato tutto un mondo reale pieno di speranza, forza, fede, virtù e senso! – Come usare quest’erba? – Per una bugia ci vogliono semplicemente un riso incantante ed un occhiolino. 😉

XI Undicesimo numero delle dodici erbe magiche draghiche:
Il mè. Quando si parla del te si deve anche parlare del me. Fate lo stesso con il me come con il te. Oppure come il grande Hippie e Filotrovassero G-Su ha detto: “Trattatevi voi stessi con il stesso amore come vostri vicini (anche se fatevi la sega)!”

XII Dodicesimo numero delle dodici erbe magiche draghiche:
Il Fiore dei Sezalibrì. – Vabbè ragazzi, ognuno conosce il Fiore dei Colibrì. Ed ognuno dice: “Ma che carino, che bello, ma guarda, quei uccellini piccolissimi, che fanno loro tenero ballo di volo attorno quei fiori bellissimi!” – Ma date, ragazzi, questo è facilissimo! Basta pure essere dolce e tutto va da se stesso. I Senzalibrì non sono carini. Nemmeno sono piccoli. Puzzano anche. Sono dei draghi, sono grandi, sono grandissimi, sono colossi, sono brutti, non sono solo maleducati, non sono educati assolutamente di niente: Non hanno mai letto un singolo libro, per cui vengono chiamati Senzalibrì. Ed i suoi fiori sono bruttissimi anche, e puzzano anche. I Senzalibrì puzzano di principi bruciati, perché i draghi mangiano i principi – quei beneducati, profumati, ben vestiti dopo l’ultima moda che cercano di liberare quelle principesse dietro le siepi di rose prigionate in cima delle torre e così via. Non vi voglio annoiare con queste storie di Televecchiela. Comunque, il Fiore dei Senzalibrì è strapotente! Il suo elisir brucia tutto che non è utile fino al resto essenziale, fino alle ossa della cosa! Ma la gente parla male di suoi maestri, degli draghi e degli dragoni per difFAMarli – una cosa che non funziona mai, perché hanno sempre FAMe! hanno persino assegnato ai draghi la costellazione stellare più ridicola che ci stia! :

Dopo che avevano formato tutte le costellazioni stellari, tutti questi grandi grandissimi, Orione, Leone ed i suoi undici sorelle e fratelli zodiaci ed anche Cassiopei, il Croce del Sud, la grande Carrozza e gli altri più o meno conosciuti, ci restò un mucchio di stelle, che stava sparso in tutto il cielo, proprio dallo zenit al nadir. E decederono: vabbè questo resto formi il segno del drago, e dettofatto dal questo momento se lo trova su ogni pianta stellare ed interstellare! È un segno inutilissimo, non serve a nessuna navigazione, no può dare nessuna orientazione neanche occiedentazione. Si può mai vedere tutto il segno intero. Si dovesse navigare dal polare nord al polare sud (o viceversa o versavice, si paragoni anche il quadetto sotto il numero cinque oppure chiamate anche il Vicevisconte Versa se non mi credete!) per aver visto tutte le sue stelle.

Ma a che servono i Fiori dei Senzalibrì? Servono a vedere il bene nel male. Pensateci, non ci dico di più!

XIII Tredicesimo numero delle dodici erbe magiche draghiche:
Le due parole magiche. (In qualche lingua sono anche tre.) “Ma hai detto che fossero dodici numeri delle dodici erbe magiche draghiche!” – Giusto, ho detto questo. Ma non è giusto! 😉 Rileggete il numero dieci! E siccome non c’è il numero nove non è bugiato! 😉 Ma smettiamo coi occhiolini “and let us not talk falsely now”: Il segno del drago contiene tredici stelle e la stella la più brillante e la tredicesima e porta fortuna, porta tutta la fortuna di tutto del mondo galattico, intergalattico ed anche transgalattico. Colla tredicesima erba magica draghica fatevi un tè, fatevelo, godetevelo, ingoiatevelo fino alla fine, fate il “Amo-tè”!

Vabbè, basta così! Non ci sono più altri numeri nemmeno erbe magiche dragiche, e così siamo adesso arrivato alla fine del dodecalogo delle erbe magiche draghiche, che in verità è un tredecalogo, oppure anzi no – anzi sì? – Non si sabbia mai … Ci sono anche in verità tredici mesi in un anno, ma i Romani hanno tolto il tredicesimo per sacrificarlo ai loro imperatori, ma questo è un altro capitolo. Solo una cosa: Non sacrificate mai le due parole magiche (o in altre lingue tre) a un imperatore o a qualsiasi altro scopo. E non accettate scuse come: “Ma siamo sempre separati per un intero giorno tra mezzanotte e le sei la mattina, perché per te il oggi comincia mezzanotte, per me coll’alba.” Fatelo mai, avete capiti?!

Scritto nell’anno 1492 (sì, sì lo so nello stesso anno Antoine de Ville riuscì a scalare il Mont Aiguille nelle Alpi occidentali francesi, comandato dal re di Francia Carlo VIII.) da un dragone classe sudatore: comincia di sudore alle 30°, smette di sudore alle 40°, comincia di bruciare alle 42°. Ma che cazzo fa tra le 40 e 42°?! – congela! Infelicemente si scioglie alle 42° ed ignite …

dS*~
diciannovesimo Agosto (uno dei due menzionati imperatori romani!) nel anno del signore duemila venti, ma finito in un giorno senza venti ed anche senza rondini, sono già spariti, ma rivengono, si sta a sperare, i draghi no, non rivengono più, che gran peccato!

Arthur Rimbaud’s Fleurs shellaced

D’un gradin d’or, – parmi les cordons de soie, les gazes grises, les velours verts et les disques de cristal qui noircissent comme du bronze au soleil, – je vois la digitale s’ouvrir sur un tapis de filigranes d’argent, d’yeux et de chevelures.

Des pièces d’or jaune semées sur l’agate, des piliers d’acajou supportant un dôme d’émeraudes, des bouquets de satin blanc et de fines verges de rubis entourent la rose d’eau.

Tels qu’un dieu aux énormes yeux bleus et aux formes de neige, la mer et le ciel attirent aux terrasses de marbre la foule des jeunes et fortes roses.

Arthur Rimbaud : Fleurs

Drachenfeuer

as long as they burn
the dragons’ black dripping blood
no fire will shine

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der Drache schützt sein Lamm
geben wir ihm Antwort
bevor die Frage verklungen
stoppt den Brand seiner Knochen
seines Feuers kraft sei besungen
füllt mit reiner Luft die Lungen
es liegt an uns, der Drache träumt
die Augen schließt er müd’
blickt so in die Stern’
er träumt, er träumte nicht allein
während er sich krümmt
um sein heißes Herz
aus Gold

Troubadour

I am the True-Badour
truly bearded
foo wearded
firewirely bulletproof
the fiddler on the WTC roof
the piper in the very first row
wordsmith in the helium glow
I whisper in the tipi tales of Woe
I skip through evr’y reality show
my mouth will not stop
to produce the holyboly Goo to Woo
as long as I got sight of at least two


DrgN*~